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25 Novembre Giornata contro la violenza sulle donne

Tutte le volte che una donna è vittima di violenza ciascuno di noi dovrebbe chiedersi cosa manca al rendere culturalmente, socialmente, umanamente intollerabile la prevaricazione tra esseri umani.

Esistono le norme, almeno nel nostro Paese, di certo perfettibili ma oggi più precise nel ricomprendere tra le fattispecie di reato atteggiamenti vessatori un tempo non previsti; esistono centri di tutela, operatori sanitari e sociali capaci di accompagnare le donne vittime di violenza in percorsi di sostegno. Ma mancano le tutele effettive. Probabilmente il fatto che diminuiscano le denunce ma non i reati contro le donne è il sintomo dell’assenza di queste tutele.

La violenza può essere fisica, sessuale, ma anche verbale ed economica e ciascuna di queste tipologie  continua ad articolarsi nelle forme vecchie e nuove incarnando la rappresentazione di una presunto “diritto” di dominio.

E la violenza sulle donne, comunque declinata, è una violenza strutturale perché basata sul genere.

Ora, seppure è indubbiamente necessario che le tutele nei confronti delle vittime di reato siano rese efficaci, non possiamo esimerci dal ragionare su tutti quegli strumenti che consentano un radicale e diffuso cambiamento culturale.

La nostra Costituzione sancisce il principio della parità di genere. Ed è proprio il raggiungimento della parità di genere che sarebbe elemento cardine per la regressione dei fenomeni di violenza che nascono da un consolidato storico di subordinazione di ruoli.

In Italia fino al 1975 il diritto di famiglia prevedeva un modello di famiglia patriarcale.

Solo nel 1996 il reato di violenza sessuale è divenuto delitto contro la persona. Dunque il percorso di sostanziamento del diritto alla parità di genere come diritto fondamentale della persona è davvero recente.

Oggi, oltre ad una sempre maggiore efficacia tutelare, che probabilmente dovrebbe prevedere anche misure cautelari preventive chiare, bisognerebbe improntare ogni azione ad un impianto di sistema  sotteso dall’idea che questo tipo di violenza non è un problema di sicurezza pubblica, ma di violazione di diritti fondamentali della persona.

E bisogna ribadire che esiste un contesto culturale specifico entro il quale questa violenza trova terreno fertile.

Molto si è dibattuto sull’oggettivazione della donna perpetrata con l’uso di immagini, del linguaggio, con la eccessiva e costante sessualizzazione dei messaggi trasmessi.

Ma non possiamo onestamente dire che, sul tema, si siano viste inversione di tendenza radicali.

Dunque la battaglia culturale deve vedere ciascuno di noi, uomo o donna, vigile nell’osservare e combattere tutte le distonie comunicative, educative, relazionali, che concorrono a non modificare la disparità di genere.

E tutti noi, come sindacalisti e sindacaliste, come persone impegnate quotidianamente nel far applicare norme, far rispettare diritti, contrastare abusi, migliorare le condizioni di lavoro, possiamo essere motori di quel cambiamento culturale. Attraverso la contrattazione, l’indagine, la denuncia, la proposizione.

La parità di genere è un tema che riguarda uomini e donne, e il nostro, il vostro osservatorio è un osservatorio privilegiato. Bisogna agire tutti gli strumenti contrattuali presenti ed inventarsene di nuovi, cercando di rendere materiale il principio di condivisone e corresponsabilità, di parità di accesso, di non discriminazione.

Bisogna chiedere l’attivazione dei Comitati pari opportunità, ed alimentarne la vita e la progettualità, interpretandoli non come luoghi di ” progettualità'” al femminile ma come strumenti collettivi di monitoraggio e previsione delle condizioni comuni e di progettazione di soluzioni che garantiscano a ciascuno la non discriminazione e migliorino le condizioni generali delle lavoratrici e dei lavoratori.

E bisogna poter offrire a chi, magari proprio sul posto di lavoro, trova la forza di denunciare un violenza domestica, un punto di accesso protetto alla rete di tutele. Molte sono le iniziative poste in essere dalle Camere del lavoro per offrire sportelli dedicati ed operatori preparati e di ciascuna di queste possibilità bisogna che i delegati e le delegate siano sempre debitamente  informati.

Come la storia insegna, le norme sono necessarie ma non sufficienti. Ciò che si radica culturalmente nella società è e sarà motore di cambiamento e monito a che non si arretri. I diritti si declinano e poi..si conquistano.

La Segreteria Nazionale Slc-Cgil

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