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Attuare la legge 194/1978, adesso “ce lo chiede l’Europa”

Sono passati tre anni dalla proposizione del Reclamo collettivo (n. 91 del 2013) da parte della Cgil; finalmente è stata resa pubblica, dopo il lungo periodo di embargo, la decisione di merito con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha nuovamente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che – alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza.
Nel merito è stata anche certificata la violazione dei diritti dei medici non obiettori di coscienza, violazione determinata dall’alto numero di medici obiettori di coscienza che comporta loro disagi e svantaggi organizzativi.
La sentenza risale al 12 ottobre 2015 ed è nota al Governo italiano sin da quella data.
“Una sentenza importante – commenta il Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso – perché ribadisce l’obbligo della corretta applicazione della legge 194, che non può restare soltanto sulla carta. Il sistema sanitario nazionale, deve poter garantire un servizio medico uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che la legittima richiesta della donna rischi di essere inascoltata.
Questa decisione del Consiglio d’Europa riconferma che lo Stato deve essere garante del diritto all’interruzione di gravidanza libero e gratuito affinché le donne possano scegliere liberamente di diventare madri e senza discriminazioni, a seconda delle condizioni personali di ognuna”.
La legge 194/1978, infatti, prevede che, indipendentemente dalla dichiarazione di obiezione di coscienza dei medici, ogni singolo ospedale e le Regioni debbano sempre garantire il diritto di accesso all’interruzione di gravidanza delle donne. Ad oggi vi sono regioni in Italia in cui solo il 30% delle strutture garantisce l’interruzione volontaria della gravidanza.
Il riconoscimento di queste violazioni, a distanza di ormai due anni dalla prima condanna del Comitato Europeo nei confronti dell’Italia (decisione dell’8 marzo 2014 sul Reclamo collettivo n. 87 del 2012 presentato dall’organizzazione internazionale non governativa International Planned Parenthood Federation European Network), è una vittoria per le donne e per i medici, e costituisce una seria reprimenda nei confronti del Governo italiano. Francamente auspichiamo che la ministra Lorenzin, invece di dichiararsi stupita, si adoperi affinché la legge 194 sia rispettata ed i servizi di assistenza previsti garantiti a tutte le donne.

Cinzia Maiolini
Responsabile pari opportunità Slc-Cgil

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