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Fondo per pluralismo informazione: timidi avanzamenti ma eccesso di delega al Governo e sistema confuso

“Il nuovo testo di legge per l’Istituzione del Fondo per il Pluralismo, votato al Senato in prima lettura il 16 settembre 2016, prosegue nel solco di altre norme prevedendo un’ampia delega al Governo per regolare una materia particolarmente delicata – così una nota della segreteria nazionale Slc Cgil.

“In continuità con quanto già predisposto con il testo di “Riforma della Rai”, si delega alla Presidenza del Consiglio, entro 6 mesi, il riordino del Finanziamento Pubblico all’Editoria e alle Radio e Tv locali. Ancora una volta, come avvenuto per il servizio pubblico radiotelevisivo, si espropria il Parlamento dalla possibilità di discutereper definire organicamente il sistema radiotelevisivo ed editoriale.”

“In aggiunta, alle precedenti stesure – elenca la nota Slc –  il Senato ha inserito alcune materie riguardanti la Rai:

  • Il rinnovo della concessione stabilendone la durata decennale. Atto che riteniamo positivo ed  importante per il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo e per i suoi 13.000 dipendenti, oltre che per tutto l’indotto.
  • Il limite dei compensi a 240 mila euro, dopo che lo stesso Governo, con la legge n. 89 del 2014, l’aveva cancellato. Nella norma rimane comunque poco chiaro se a tale limite sarà assoggettato anche il personale artistico.

Il prelievo introdotto sulle società concessionarie di pubblicità, viene ripartito al 50% tra quotidiani e radio e Tv Locali, con attribuzioni alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dello Sviluppo Economico.

“Rimane forte la perplessità sul sistema di finanziamento delle radio e tv locali – prosegue il comunicato – certi che non potrà essere lo 0,1% delle entrate delle concessionarie a poter risolvere la questione nel caso in cui le entrate da Canone non dovessero essere congrue a coprire almeno i 50 milioni di euro erogati nel passato per queste imprese.”

“Riscontriamo altresì l’assenza del prelievo sulle OTT (Over The Top) a sostegno della costituzione del Fondo sul Pluralismo: proposta presentata da S.I. e da noi sostenuta durante l’Audizione presso la commissione Affari Costituzionali del 3 maggio 2016 al Senato. Tale  scelta ci appare di grande arretratezza anche rispetto al dibattito nell’Unione Europea sulla tassazione delle multinazionali.”

“Sempre rispetto alle proposte presentate in audizione da Slc Cgil – sottolinea il sindacato – il Senato non ha riconosciuto come elemento qualificante per l’ottenimento del finanziamento pubblico alle radio e tv locali, il numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato (ritenendo tale parametro valido solo per i giornalisti!), mentre ha assunto come elemento qualificante l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative.”

“Rimane una forte critica sul caos prodotto sulla Rai, frutto di quattro modifiche normative effettuate utilizzando strumenti diversi: legge di stabilità 2014, legge di stabilità 2015, legge 1880 del 2015 (con annessa delega al Governo), Disegno di legge 2271 del 2016 (ancora in discussione).”

“Da questo si evince – conclude Slc Cgil – che non esiste una reale riforma della Rai, esattamente come non esiste un testo di riforma organico del sistema editoriale e dell’informazione, ma piuttosto una serie di norme che di volta in volta agiscono su punti specifici, in alcuni casi modificando più volte la stessa materia.

Questa modalità, che speravamo superata, sta generando un caos gestionale e funzionale in Rai, ma anche una preoccupazione diffusa per la sostenibilità dell’intero settore radio televisivo ed editoriale.”

Il testo della audizione di Slc Cgil circa sul disegno di legge S 2271, 3 maggio 2016: http://bit.ly/2cGA3pJ

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