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Campagna CES per l’aumento dei salari: resoconto riunione del 24/5/2017

Alla riunione hanno partecipato le compagne e i compagni delle federazioni di categoria nazionale impegnati nelle politiche della contrattazione e delle politiche europee e internazionali.

La riunione è stata introdotta dalle relazioni di Rosario Strazzullo e Fausto Durante che hanno illustrato, per le parti di loro competenza, come la nostra organizzazione nel suo insieme può dare un contributo alla campagna.
È stata l’occasione anche per presentare la risoluzione approvata dal Comitato esecutivo della CES su una“Strategia comune per l’aumento dei salari bassi e minimi”. La risoluzione sottolinea fra le altre cose l’importanza, per la crescita dell’economia Europea, dell’aumento dei salari e chiede esplicitamente di sostenere con accordi la legislazione dove il salario minimo è fissato per legge e dove invece il riferimento è la contrattazione collettiva, questa deve essere sostenuta da una legislazione che ne garantisca l’efficacia erga omnes. Per il contesto italiano è molto importante tenere in considerazione il documento unitario sulle relazioni industriali del 14 gennaio 2016.

Rosario Strazzullo si è soffermato sui tempi della campagna (autunno 2016 – giugno 2018) e sulle ragioni della stessa, anche e sopratutto, guardando al contesto italiano. L’aumento delle retribuzioni è una questione di giustizia sociale, i divari fra i lavoratori e i loro manager sono molto alti, la diseguaglianza retributiva è in aumento.

Esiste ancora un significativo gap retributivo di genere, il problema del lavoro mal pagato e sotto retribuito, il lavoro dei giovani, i salari minimi troppo bassi, il divario retributivo all’interno dell’Unione sono i temi al centro della campagna.
Gli aumenti retributivi servono all’intera economia assieme a nuovi investimenti in grado di aumentare la produttività e l’efficienza del paese. La contrattazione collettiva e i diritti dovrebbero essere al centro del dibattito e obbiettivo comune di tutti.

La crisi dei salari: nel 2016 in 7 paesi i salari medi sono stati inferiori rispetto al 2008; in 18 paesi la crescita nel periodo 2009 – 2016 è stata inferiore rispetto al 2001-2008; solo in tre paesi è accaduto il contrario rispetto agli stessi 18 paesi.
Sul lungo periodo dal 1997 in Europa la produttività è cresciuta più dei salari. L’ Italia inoltre è caratterizzata dalla bassa produttività. I recenti provvedimenti del governo che spostano gli incentivi sui contratti aziendali con l’intento di aumentare la produttività non ci convincono.

Resta centrale il ruolo della contrattazione collettiva per la crescita dei salari che comunque dovrebbe essere sostenuta dai paesi. Anche il Rapporto Paese della Commissione europea invita ad aumentare la copertura dei contratti collettivi e a creare un contesto più favorevole con investimenti in ricerca e sviluppo, in infrastrutture, nella formazione per adeguare le competenze dei lavoratori.

Occorre sostenere l’aumento dei salari riducendo la tassazione e intervenendo sul differenziale salariale di genere, le retribuzioni delle donne sono più basse a parità di mansione.

Altro obbiettivo fondamentale è ridurre il divario salariale tra i paesi UE, che oggi vede differenze notevoli: in Bulgaria il salario minimo orario è di 1,42, mentre in Lussemburgo 11,27 euro.
1 lavoratore su 6 è a basso salario, in 22 paesi su 28 esiste il salario minimo per legge, in 6 è definito tramite la contrattazione.

La CGIL può contribuire alla campagna della CES partendo dal documento unitario sulla contrattazione di gennaio 2016 che ha anticipato la campagna della CES nei suoi presupposti e ragionamenti macroeconomici, perché nel documento si parla di meccanismi di adeguamento e crescita dei salari e di salari minimi oltre che di livelli contrattuali, quanto ci è stato chiesto nell’autunno 2016 al lancio della campagna.
Occorre evidenziare due elementi del documento unitario:
• la razionalizzazione e diminuzione del numero dei contratti nazionali; esigibilità universale dei minimi salariali definiti dai CCNL;
• in alternativa all’ipotesi del salario minimo legale va sancita, attraverso un intervento legislativo di sostegno, l’erga omnes dei CCNL, dando attuazione a quanto previsto dall’art. 39 della Costituzione.

Dalla sottoscrizione del documento unitario sono stati rinnovati 54 CCNL. Ci sono differenze settoriali nelle dinamiche salariali che esistevano anche in presenza di meccanismi più coordinati.
Il documento aveva una impostazione articolata sul salario, non proponeva una formula o meccanismo unico, questo ha aiutato a definire i rinnovi contrattuali.
Rosario Strazzullo ha poi elencato alcuni dati ISTAT, per brevità ne riportiamo uno: da settembre 2016 a marzo 2017 oltre il 20% dei lavoratori (dei circa 13 milioni del campione ISTAT) sono stati coperti dal rinnovo. I contratti in attesa di rinnovo sono 42 per 5,8 milioni di dipendenti di cui 2,9 nel pubblico impiego.
Alla conclusione del ciclo dei rinnovi l’Area contrattazione farà un’analisi più approfondita.

Sempre in tema campagna CES, possiamo aggiungere che risultano censiti 22 mila accordi riferiti al secondo livello in applicazione alle normative sulla detassazione.
La campagna si inserisce in un contesto dove a livello mondiale, ma anche nel nostro paese, ci sono rischi di nuove e ulteriori disuguaglianze per classi di addetti. Il nostro contributo sui salari minimi possiamo darlo se semplifichiamo, razionalizziamo e riduciamo: un lavoro che stiamo provando a fare sul tavolo degli artigiani.
Il modello contrattuale ci consegna anche il tema dei perimetri contrattuali e delle PMI in rapporto alle aziende artigiane.

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Fausto Durante ha sottolineato che per il sindacato una campagna per l’aumento dei salari è anche un modo per domandarci come si forma e come si negozia il salario in ambito europeo, senza dimenticare le difficoltà di coordinare le politiche salariali anche a livello sindacale.
Ha sottolineato quanto le politiche di austerità abbiamo influito sulla riduzione dei diritti dei lavoratori e del potere negoziale del sindacato.
Ha sottolineato il dumping sul piano salariale fra i vari paesi e le difficoltà di dialogo con i sindacati da cui provengono i lavoratori con le dinamiche salariali più basse. Il salario è l’elemento che si compone sulla base del comparto e della prestazione professionale, ogni paese lo compone con modalità che ripercorrono la propria storia contrattuale, compreso il fatto che la competenza su questa materia è dei singoli stati, anche le OOSS non vogliono rinunciare a questa specificità.
Un obbiettivo praticabile che la compagna si pone è quello di costruire una cornice comune di regole che aiuti il processo di integrazione.
Per Fausto Durante la strada sarà più agevole se ci battiamo per uno statuto dei diritti de lavoratori a livello europeo sui diritti sindacali. Una proposta che sta rilanciando in ogni occasione è che reputa il salto di qualità verso obbiettivi anche più ambiziosi. I diritti sindacali che sono frutto delle politiche contrattuali e delle leggi di ogni stato e che oggi non consentono ad esempio di proclamare un giorno di sciopero nello stesso momento a livello europeo. Quando siamo riusciti abbiamo condiviso un giorno comune per fare delle campagne che alcuni paesi hanno declinato come manifestazioni, altri come sciopero.
Il salario minimo legale che esiste nei 22 paesi viene definito in modo diverso in geni paese.
Obbiettivo della CES nel corso della campagna presentare un documento, costruito dal punto di vista giuridico e legale, su un meccanismo coordinato dei salari per arrivare, in un futuro lontano, alla parità nei 27 paesi, considerando ormai la Gran Bretagna fuori dall’Unione.
Alla campagna stanno aderendo molti parlamentari europei sottoscrivendo la dichiarazione di sostegno che è stata predisposta. Obbiettivo replicare l’iniziativa a livello di singolo paese, verso le Istituzioni e la società.
Obbiettivo anche una iniziativa con i 7 paesi, fra cui l’Italia che hanno registrato una diminuzione netta del potere d’acquisto.
Nella risoluzione adottata dalla CES in occasione del Comitato esecutivo tenutosi a Malta, allegata ai materiali, sono contenuti gli obbiettivi sul salario minimo e anche la definizione precisa di cosa si intende per retribuzione. Avere chiaro anche dal punto di vista della terminologia di cosa parliamo aiuta tutti nel lavoro. Elementi come welfare contrattuale sono altro dal concetto di retribuzione e di “salari minimi” di cui si parla nel documento.

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Hanno partecipato alla riunione circa 30 compagne e compagni delle categorie e della CGIL nazionale.
Nel dibattito sono intervenuti Claudio Treves, Mercedes Landolfi, Silvana Paruolo, Annamaria Romano, Enzo Bernardo, Pietro Ruffolo, Piero Soldini, Manola Cavallini, Stefano Facin, Valentina Orazzini, Gabriele Guglielmi.
I temi che sono stati posti all’attenzione sono stati di particolare interesse, come il distacco transnazionale dei lavoratori e quindi fenomeni di dumping in particolare nel settore dei trasporti e della logistica, del lavoro interinale. Su questo apetto specifico è stato sottolineato il tema del welfare contrattuale, perché questo aspetto non rientra nella definizione di parità di trattamento che deve essere garantita dalla direttiva sulle agenzie di lavoro temporaneo.
È stato anche ricordato che in Europa, il clima sta cambiando. Il 22 maggio è stato pubblicato il cosiddetto Pacchetto di primavera 2017 – che contiene fra le altre cose le Raccomandazioni Specifiche per Paese – il ciclo di coordinamento delle politiche economiche europee, conosciuto sotto il nome di Semestre europeo. In questo Pacchetto 2017, tra le Raccomandazioni all’Italia, c’è quella riferita alla necessità di più contrattazione.
Altro tema sottolineato è quello della necessità di una buona campagna comunicativa e di azione contro la politica derogatoria delle regole e delle norme.
In generale, i partecipanti hanno apprezzato la scelta di una riunione congiunta delle due aree confederali e di aver sottolineato sia nelle relazioni sia nella campagna il tema della parità di genere.
Rispetto ai settori pubblici, si segnala la preoccupazione per i lavori destinati a scomparire o mutare a seguito della digitalizzazione e quanto si sta definendo in Germania nel rinnovo contrattuale con un aumento del 5,1%.
Sono stati citati anche i dati di Eurostat che segnano le differenze dei vari paesi.
Un altro tema che è stato sottolineato è la necessità di un migliore confronto con i sindacati dei paesi dell’est al fine di aumentare la consapevolezza rispetto al dumping contrattuale che stanno subendo tutti i lavoratori.
Viene chiesto di fare una riflessione anche con il sindacato della Turchia e sul ruolo dei CAE (comitati aziendali europei) a cui potrebbe essere affidato un ruolo più contrattuale e non solo informativo come oggi. Tema sul quale si sta riflettendo anche in ambito europeo, ma non condiviso da tutti.
È stata anche evidenziata l’importanza di trattare il tema industria 4.0 nei contratti, su cui scontiamo già un ritardo; promuovere una conferenza sul Mediterraneo dove si sono spostate molte aziende italiane e quindi necessario un maggiore dialogo e il rapporto con sindacati di quei paesi è un obbiettivo interessante.
Un intervento ci ricorda che non ci possiamo limitare a sottolineare il lavoro fatto sui contratti perché quello è il nostro mestiere e lo avremmo fatto anche senza la campagna. Chiede un ruolo più incisivo della CES sulle questione dei singoli paesi quando incidono sulla possibilità del sindacato di essere protagonista e/o quando il sindacato viene attaccato. Serve un maggior coordinamento e un lavoro più forte rispetto alla Commissione europea che sta discutendo la revisione di direttive importanti come quella su distacco e agenzie interinali. Anche questi aspetti, come gli appalti, incidono sulle dinamiche salariali.
È stato anche chiesto di iniziare a guardare come è già cambiato il settore della finanza, sul quale si stanno indirizzando le aziende che producono e vendono beni e servizi, modificando il rapporto fra due attività in origine ben distinte e che potranno presupporre una lettura diversa anche della contrattazione collettiva dei settori commerciali e del terziario.
Un’altra importante esigenza emersa dal dibattito è stata quella di coordinare di più le categorie italiane che aderiscono alla stessa federazione europea.
Rispetto alla comunicazione sui contratti (in particolare sui contratti anomali) si chiede di leggere gli stessi anche dal punto di vista della bilateralità, che diventa un modo surrettizio di finanziamento dei sindacati di comodo. Non sempre si riesce a sconfiggere questi fenomeni, perché dal punto di vista delle verifiche ispettive, ad esempio, il salario da corrispondere è il minimo previsto dalla circolare INPS, su cui l’INPS fa le verifiche per individuare fenomeni elusivi.
Durate il dibattito un contributo di analisi e conoscenza lo ha fornito Salvo Leonardi (FDV) con la sua comunicazione, che alleghiamo, fornendo uno spaccato importante di come stanno le cose in Europa.
Ha ricordato alcune iniziative per aumentare i salari come in America, nei fast food, e la più recente iniziativa del sindacato austriaco per un minimo contrattuale universale di almeno 1700 euro mensili o 10 euro orari, sottolineando che potrebbe essere un modello anche per il nostro paese.
La presentazione evidenzia che la metà dei paesi dove è presente il salario minimo legale hanno salari sotto la soglia di povertà. C’è anche un confronto in relazione al tasso di sindacalizzazione. Un esempio positivo in Europa è il Belgio dove, oltre al salario minimo legale indicizzato, ha anche una copertura contrattuale al 96% e una buona contrattazione.
Il nostro paese ha un salario medio orario di 9,41 euro. Abbiamo 85% di copertura contrattuale, mentre in Germania è del 47% di cui 9% aziendale.
La discussione salario minimo legale o salario minimo contrattuale presenta elementi negativi e positivi. È vero che in Italia il salario minimo contrattuale è nella parte alta della classifica, ma è altrettanto vero che il salario medio è fra i peggiori d’Europa (secondo l’ indice di Kaitz).
In Italia esiste anche un problema di mancato rispetto dei minimi contrattuali agevolato dalle difficoltà dei controlli. L’Italia, insieme ai paesi scandinavi , non ha il salario minimo per legge, ma in quei paesi il lavoro autonomo e irregolare è solo del 4%.
In Europa anche il ruolo delle parti sociali è diverso, abbiamo almeno 3 modelli: modello contrattuale, modello consultivo, modello unilaterale (il governo decide da solo il minimo orario).
I tedeschi hanno avuto un dibattito molto lungo e poi hanno scelto di avere anche il salario minimo per legge, perché stava diminuendo la copertura contrattuale.
Le slide finali allegate sono la comparazione fra pro e contro dei due sistemi di cui abbiamo discusso e la comparazione fra i sistemi scandinavi e l’Italia.
La comunicazione sui contratti anomali e sulla necessità di riuscire ad abbinare i contratti che rinnoviamo con i codici contrattuali INPS e in prospettiva anche in i codici di rappresentanza è un obbiettivo da perseguire e anche un’occasione per conoscere, monitorare e combattere fenomeni di dumping casalingo. Altro obbiettivo è quello di arrivare ad una nuova codifica contrattuale che tenga di conto delle semplificazioni avvenute negli anni, questo lavoro viene allegato con l’obbiettivo di completarlo insieme alle categorie nella parte dove noi non siamo riusciti a identificare i contratti e aggiungere quelli che non hanno codifica contrattuale INPS. Non è un lavoro distante dai tempi più generali in quanto ci può aiutare a monitorare i fenomeni sulla contrattazione anomala, ma anche la scomposizione della rappresentanza che oggi rappresenta un problema per garantire ed esigere diritti per i lavoratori.

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Franco Martini condivide gli obbiettivi che riepiloghiamo in conclusione di questo resoconto, e ci ricorda che siamo anche impegnati a sconfiggere il diffuso scetticismo che pervade la società, ma anche in parte la nostra organizzazione rispetto al fatto che a livello europeo non si possa fare nulla.
Non possiamo rassegnarci a prendere atto dell’allargamento dei divari frutto delle politiche europee e mondiali in atto.
Pone la nostra iniziativa al centro del lavoro europeo, dicendo che possiamo dare un contributo importante per la qualità del lavoro che facciamo.
Ci ricorda della necessità di mettere ordine nelle tante differenze contrattuali che ci sono a parità di mansioni (il lavoro sul tavolo degli artigiani ne è un esempio) e del rischio di un effetto non positivo del welfare contrattuale.
Ricorda anche le difficoltà che affrontiamo ogni giorno nel nostro lavoro per una scarsa rappresentatività delle associazioni datoriali e le recenti dichiarazioni di Draghi rispetto al bisogno di aumentare i salari, ma forse non ha i nostri stessi obbiettivi per raggiungere il risultato.

Nelle relazioni introduttive, corroborate dalle conclusioni finali di Franco Martini, sono contenute delle proposte di lavoro/iniziativa che riepiloghiamo a conclusione di questo resoconto:
1. completare i rinnovi contrattuali;
2. organizzare un’iniziativa specifica sui contratti non siglati dalle OOSS più rappresentative. Nella banca dati del CNEL complessivamente si registrano più di 800 contratti collettivi, di cui meno di 300 sono sottoscritti da CGIL CISL UIL;
3. valorizzare l’esperienza positiva della cooperazione con gli osservatori provinciali dove si può agire contro i contratti pirata;
4. sollevare il tema delle differenze salariali di genere, riprendendo i suggerimenti della campagna CES e scegliendo i settori a più alta concentrazione di lavoro femminile, in cui insistono salari più bassi e orari più corti e disagevoli. Nel settore privato quello più scoperto è quello dei servizi dove maggiore è la presenza delle donne;
5. fare un censimento dei contratti non rinnovati e valutare iniziative interconfederali/intercategoriali;
6. completare i modelli contrattuali per la parte rappresentanza;
7. partecipare alle iniziative delle categorie nazionali con interventi congiunti volti ad approfondire i contenuti della campagna CES;
8. costruire un vademecum sulle cose importanti da sottolineare rispetto alla campagna.

Tutto il lavoro dovrà vedere una riflessione con CISL e UIL con l’obbiettivo di promuovere iniziative comuni da condividere con la CES e sul sito web www.payrise.eu sul quale a breve saranno caricati documenti anche in italiano.

Importante anche porre attenzione alla richiesta di coordinare le categorie della CGIL che si ritrovano unite nelle federazioni europee per avere una posizione comune. Obbiettivo che può essere praticato partendo dalla campagna sull’aumento dei salari.

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