La storia del cinema e’ iniziata essa stessa come uno sguardo sugli operai che uscivano da una fabbrica. I fratelli Lumiere nella celebre serata parigina del 28 dicembre 1895 mostrarono proprio queste immagini. C’è più attenzione alla drammaticità del mondo del lavoro nei film di Loach o di Guèdiguian o dei fratelli Dardenne, fra i tanti anche italiani, che dedicano il proprio sguardo al lavoro, di quanto ce ne sia nella programmazione in prime time della televisione di molti paesi.

E' anche per tali ragioni che esprimiamo profondo cordoglio per la scomparsa del regista, autore e scrittore Ugo Gregoretti, che ha attraversato televisione, cinema, e lo stesso dibattito sulla politica culturale con il suo consueto garbo condito da abbondante arguzia ed ironia. Molto attivo come presidente dell'Associazione Nazionale Autori Cinematografici, ANAC. Siamo particolarmente grati e legati alla figura di questo fine intellettuale, che ha saputo costruire, anche con gusto della dissacrazione, prima la radio poi la televisione pubbliche.

Gregoretti ha diretto nel 1969 un bel documentario,  APOLLON. UNA FABBRICA OCCUPATA, cronaca della lunga occupazione della tipografia romana Apollon durata oltre un anno, sul finire degli anni ‘60, interpretato dagli stessi giovani operai della fabbrica, con la voce narrante di Gian Maria Volontè.
Una straordinaria testimonianza di lotta e fratellanza umana. Grazie alle numerose proiezioni in giro per l’Italia di questo prezioso documento visivo, sostenuto dalla comunità dei cineasti ed intellettuali italiani, a cominciare da Cesare Zavattini, gli operai dell’Apollon raccolsero 60 milioni di lire come solidarietà da parte dei lavoratori italiani. Lo stesso Bruno Trentin lo volle per preparare l’ autunno caldo del secolo scorso.

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