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In preparazione dello sciopero e della Notte bianca dei Call center, in programma venerdì 21 novembre, Slc Cgil ha lanciato un sondaggio aperto a tutti i cittadini sui diritti di tutela della propria privacy nei servizi di call center.

Al link https://it.surveymonkey.com/s/WB5BNR9 è infatti possibile rispondere alla domanda se si sia a conoscenza del fatto che l’articolo 24-bis (DL 83/2012, conv. in L. n. 134/2012) prevede che si debba essere informati in quale paese estero si trovi l’operatore del gestore telefonico con cui si parla e che si possa scegliere di essere seguito da un operatore che lavora in Italia.

“Le delocalizzazioni in altri paesi dei servizi di call center – si legge nella nota del sondaggio -  sono conseguenza diretta del mancato recepimento della direttiva UE 23/2001 sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto, con evidenti rischi per la tutela della privacy.”

La delocalizzazione delle attività verso Paesi a basso tasso di democrazia e ad alto rischio di truffe informatiche determina un aumento dei rischi per i cittadini che a milioni si rivolgono giornalmente ad un call center. Tutto questo nonostante ci sia una legge che conferisce al cliente (colui che paga) di poter scegliere da dove farsi erogare il servizio, legge ignorata da tutte le aziende che utilizzano call center e su cui lo Stato non interviene nonostante sia prevista una sanzione di 10.000 euro al giorno.

Le centinaia di esuberi e licenziamenti annunciati negli ultimi mesi da varie società di call center sono diretta conseguenza dell’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti. Ciò ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti.

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