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INDUSTRIA E ARTIGIANATO

(U.S. Slc Cgil) - Roma, 12 dic - Intermittenza, compensi inadeguati, cessioni di diritti pressoché illimitate. Queste le principali difficoltà materiali che affrontano le traduttrici e i traduttori editoriali, a cui si aggiungono quelle di matrice psicologica dovute all’invisibilizzazione del mestiere, quali sindrome dell’impostore e frequenti burn out. Se n'è discusso ieri, lunedì 11 dicembre, in occasione della giornata di formazione sindacale “Contaminazioni”, organizzata da Strade, la sezione dei traduttori editoriali di Slc-Cgil. Ad arricchire il dibattito, il punto di vista di Apiqa (Cgil) e di altre figure della filiera editoriale e del mondo dello spettacolo, tra cui grafici pubblicitari, social media manager (Ansmm), adattatrici-dialoghiste (Aidac) e formatrici teatrali.

“Insieme ci siamo interrogati su come governare l’impatto dell’intelligenza artificiale su queste professioni – racconta Giulia Guida, segretaria nazionale Slc Cgil – e sul rapporto tra lavoro in diritto d’autore e contrattazione collettiva”. Un aspetto, quest’ultimo, posto dalla necessità di estendere regole e tutele a una platea eterogenea di lavoratrici e lavoratori, con diverso potere negoziale e che operano in multicommittenza.

“Il nostro compito – ha scandito la dirigente sindacale – è rappresentare le istanze del lavoro, avvalendoci dello strumento contrattuale”. Un obiettivo che il Sindacato Lavoratori Comunicazione della Cgil sta realizzando proprio in questi mesi, includendo forme di lavoro misto e nuove figure professionali nei contratti collettivi di settore.

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