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Produzione culturale

Di Marco, Slc Cgil: “Dal governo solo nomine e propaganda, il lavoro è del tutto trascurato”

Roma, 16 febbraio - Oggi le lavoratrici e i lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche da piazza Santi Apostoli a Roma hanno chiesto al governo e all’Anfols (l’Associazione nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche) di far fronte con risorse certe alle richieste di aumenti salariali per il Contratto nazionale di lavoro già scaduto.
In piazza si sono radunate delegazioni di tutti in teatri lirici d’Italia per la manifestazione promossa da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal: dalla Fenice di Venezia al Maggio Fiorentino, dal Massimo di Palermo al Petruzzelli di Bari al teatro dell’Opera di Roma e tutte le altre. Orchestrali e cantanti hanno intonato le arie più celebri dell’operistica e i giovani danzatori che dopo 36 mesi di contratto subiscono il licenziamento di fatto perché la legge ne vieta la riconferma, hanno scandito a passo di danza l’ingiustizia che subiscono.
Dopo 20 anni di mancati rinnovi, e con l’aumento del costo della vita che tutti conosciamo, il passato contratto ha registrato un aumento solo del 4% e per il successivo si prospetta un incremento del 6%, insufficiente e senza peraltro garanzie sullo stanziamento delle risorse da parte del governo. Musicisti, artisti, danzatori, maestranze, amministrativi sono in stato di agitazione già da settimane e non escludono lo sciopero se non otterranno risorse. La protesta si va estendendo ad altri importanti settori della produzione culturale. “Nel settore dello spettacolo dal vivo la mobilitazione sta crescendo – sottolinea Sabina di Marco segretaria nazionale di Slc Cgil, responsabile delle Produzioni culturali -. È stato dichiarato lo stato di agitazione anche nei Teatri: in apertura degli spettacoli il pubblico viene messo al corrente delle condizioni in cui versano lavoratrici e lavoratori, condizioni che peggiorano a causa del progressivo disinvestimento nel settore che non solo impedisce il rinnovo dei contratti, ma porta un inesorabile impoverimento dell’offerta culturale italiana. Il governo – conclude la sindacalista - si occupa solo di minutaglie, di nomine e propaganda senza intervenire in maniera decorosa e chiara con riforme necessarie al settore e senza dare centralità al lavoro, vero motore per la sua sopravvivenza”.
La necessità di intervenire sulla classificazione delle professioni, ferma da tempo immemore, e quella di garantire la copertura delle piante organiche con l’assorbimento del precariato, sono altre richieste dei lavoratori in stato di agitazione. Ad esse si aggiunge il problema irrisolto dei corpi di ballo: non può essercene uno soltanto come proposto dal governo, i lavoratori chiedono che venga conservata la pluralità e chiedono corpi di ballo stabili. Centrale è poi la necessità di fare chiarezza normativa sulle Fondazioni lirico-sinfoniche che oggi sono un ibrido tra pubblico e privato con conseguenze che non ne consentono una gestione chiara e coerente.

Ufficio Stampa SLC CGIL

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