Rischio “ondate di calore”: ma a Poste Italiane non fa né caldo né freddo…
…mentre le lavoratrici e i lavoratori arrancano al caldo sull’asfalto bollente sotto il sole di mezzogiorno. Ma si sa, secondo l’azienda i portalettere lavorano tutti all’ombra, magari con una bella bibita fresca in mano!
Facciamo un passo indietro. L’anno scorso l’azienda ha finalmente svolto la valutazione del rischio ‘ondate di calore’ per i lavoratori e le lavoratrici adibiti ad attività esterne. L’esito della valutazione ha prodotto una procedura di gestione delle ‘ondate di calore’ che, alla prova dei fatti (l’estate scorsa), è risultata ampiamente inadeguata a garantire la salute e la sicurezza di chi lavora all’esterno ed è esposto ai rischi connessi alle condizioni estreme di caldo durante il periodo estivo.
I rappresentanti di Slc-Cgil e Uilposte a tutti i livelli, RRLLS, OPR e OPN, da mesi, ben prima che la stagione calda iniziasse, hanno denunciato l’inadeguatezza delle procedure introdotte da Poste chiedendo correttivi. A partire da due aspetti, tra gli altri, di facile e immediata applicazione: l’invio automatico sui palmari dei lavoratori delle allerte per il caldo e la modifica della valutazione aziendale secondo la quale tutti i colleghi operano all’ombra.
La segnalazione automatica delle allerte servirebbe ad evitare le situazioni verificatesi in cui, a fronte di indicazione da parte dell’apposito portale (Worklimate) di rischio moderato o alto (che fanno scattare le misure di tutela), la comunicazione non arriva ai lavoratori, che quindi svolgono l’attività nelle consuete modalità esponendosi a rischi per la salute.
La modifica della valutazione aziendale che, incredibilmente, considera tutti i portalettere come lavoratori all’ombra, a prescindere da dove svolgono effettivamente l’attività, comporterebbe un aumento significativo delle giornate in cui scatterebbero le misure di cautela (pause, interdizione alla gita per lavoratori iper-suscettibili allo stress termico).
Ad oggi, nonostante le richieste formali di intervento, l’azienda non ha mostrato alcuna sensibilità al tema. Non possiamo che registrare che a Poste Italiane non fa né caldo né freddo se i propri dipendenti sono esposti a rischi concreti in queste giornate di caldo terribile!
In assenza di risposte, ci attiveremo a tutti i livelli, territoriale e nazionale, mettendo in campo ogni iniziativa utile a tutelare la salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Risulta oramai acclarato che le ondate di caldo estremo non sono da configurarsi come eccezionali e non ripetibili condizioni climatiche ma si tratta di una costante che, in maniera più o meno prolungata, si palesa ogni estate su gran parte della penisola. È di queste ore la notizia della sottoscrizione di un apposito protocollo sul tema tra aziende e sindacato. Non è degno di una realtà come Poste Italiane, che vorrebbe assurgere al ruolo di Azienda-Paese, rifugiarsi dietro mezzucci come la valutazione del portalettere come lavoratore all’ombra, per non prevedere qualche minuto di pausa refrigerante in più.
Mentre quei minuti di refrigerio in più, quelle gite ‘risparmiate’ agli iper-suscettibili, e tutti quegli accorgimenti suggeriti dal Sindacato per contenere il rischio e non accolti dall’azienda, farebbero un’enorme differenza per chi tutti i giorni sta in strada in condizioni proibitive.
Roma, 3 luglio 2025
Le Segreterie Nazionali
SLC CGIL e UILPOSTE
Poste Italiane: inadeguate le misure contro il caldo a tutela dei portalettere
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