Nell’audizione del 28 maggio u.s. presso la Commissione Cultura della Camera, i vertici Rai hanno illustrato, in diretta web e ai Parlamentari presenti, i contenuti del Piano Immobiliare RAI.
Fra le tante cose dette, il Direttore Generale, a domanda specifica, ha impropriamente richiamato una totale assenza di rilievi e critiche da parte delle OO.SS. nei confronti del Piano Immobiliare.
In considerazione del fatto che, il 10 giugno, gli stessi Vertici saranno auditi dalla Commissione di Vigilanza RAI col medesimo Ordine del Giorno, onde evitare qualche altra amnesia, ci permettiamo di favorire un recupero di memoria, che sarebbe sbagliato limitare alla semplice messa a disposizione dei tanti comunicati, unitari e di sigla, in cui il Sindacato ha espresso le proprie riserve sul tema in questione.
Di seguito una breve sintesi di quanto più volte da noi denunciato:
1) Un piano Industriale che coincide al 99% col Piano immobiliare, con poca o nulla evidenza sul resto, è a nostro avviso un Piano industriale debole, che serve solo a dare una copertura formale alla vendita di immobili per fare cassa. Il tanto decantato passaggio di RAI verso una moderna Media Company, con questo Piano Industriale/Immobiliare, rischia di essere rimandato per l’ennesima volta.
2) La politica di vendita di immobili, anche di pregio, che porta poi a uno spostamento in affitto, o peggio, in “lease-back” degli stessi, ha un nome ben preciso: si chiama cartolarizzazione dei beni. Una politica fallimentare più volte sperimentata in questo Paese, con gli esiti nefasti che tutti conosciamo (un caso su tutti, la vecchia Telecom Italia ai tempi di Tronchetti Provera).
3) Vendere un palazzo di pregio come quello di Sempione a Milano, per poi andare in affitto nella nuova sede di Mico per la modifica cifra di oltre 5,9 mln di euro l'anno per ventisette anni è già una scelta discutibile. Se poi si aggiunge che, a quanto ci è stato detto, la cosiddetta White Box sarà consegnata non prima del 2029 e non si ha evidenza certa sugli effettivi tempi di allestimento e messa in opera, tutto questo ci porta a temere che il nuovo CPTV potrebbe essere pienamente operativo non prima del 2032. Se a questo si aggiunge che nel frattempo sia Mecenate che Sempione hanno problemi strutturali che necessitano di manutenzione continua, evidentemente ridotta al minimo in vista della dismissione, il risultato non può che essere il rischio di una paralisi della produzione, con esiti nefasti per il futuro stesso della RAI a Milano.
4) Vendere immobili di grande valore culturale e artistico come Palazzo Labia, il Teatro delle Vittorie e il Palazzo della Radio a Torino, non tenendo conto della giusta quanto probabile reazione di addetti ai lavori e del pubblico, sta evidenziando un limite di prospettiva dello stesso Piano Immobiliare. Nella speranza che le dimostrazioni di interesse da parte dei Ministri competenti si concretizzino e non si limitino a qualche gag nel programma di Fiorello, registriamo comunque con favore la disponibilità dei vertici RAI a rivedere qualche decisione in merito, al fine di preservare il valore culturale e pubblico di questi beni.
5) Nulla da eccepire sulla decisione di dare inizio alla bonifica di Mazzini, una scelta coraggiosa che abbiamo sostenuto apertamente. Siamo certi però che la scelta più giusta sia stata quella di andare a Severo, coi relativi costi di affitto, quando era a disposizione il terreno edificabile di proprietà a Saxa Rubra, ora messo in vendita, dove poter costruire la nuova Direzione Generale? Anche perché i costi per i lavori di Mazzini, pare già lievitati a 88 mln di euro, rappresentano una pesante ipoteca sui bilanci futuri di Rai.
6) Altrettante perplessità riguardano Firenze, dalla scelta della nuova sede vicina all’aeroporto cittadino, dove il segnale televisivo rischia di sovrapporsi a quello del traffico aereo, alla presa di posizione della Sindaca, che ha già escluso il cambio di destinazione d’uso di quella attuale, con probabili ricadute sul valore di vendita dell’immobile.
Ma è la stessa filosofia di fondo del Piano, in molti suoi contenuti e nelle tempistiche, che ci vede costretti a un atteggiamento di forte prudenza, se non di una vera e propria presa di distanze.
Come nel caso richiamato di Milano, tutta l'architettura dismissioni/nuove sedi si regge su una perfetta sincronia dei tempi di uscita e di entrata. Nel caso, molto probabile, che si determinino dei disallineamenti, quello che si rischia non sono solo i ritardi, ma una messa in discussione della stessa capacità produttiva di RAI in varie aree del Paese, con forti ricadute sull’organizzazione complessiva dell’Azienda.
C’è poi l’aspetto della sostenibilità finanziaria complessiva di questo Piano. Se, come ci è stato spiegato, l’intero Piano si regge sul combinato disposto di risparmi/economie di scala e dismissioni, cosa potrebbe succedere se emergessero ritardi, aumenti di costi o altro? La nostra preoccupazione è sui bilanci presenti e futuri di RAI, visto che già ora il deficit viaggia intorno ai 585 mln di euro del 2025, rispetto ai circa 514 del 2024.
Un'ultima rassicurazione, in questo caso per l'Amministratore Delegato: nessuno vuole trasformare la Rai in un museo, tutt'altro. Noi vogliamo per questo bene pubblico un futuro almeno degno del suo brillante passato, e proprio per questo siamo molto preoccupati per scelte che ricordano molto quelle fatte su altri "Campioni Nazionali" ormai distrutti. Qualcuno ricorda il piano di dismissioni immobiliari di Telecom Italia? Oggi le due aziende, eredi di quella gloriosa storia, pagano affitti onerosi per immobili di cui erano proprietari e l'ex monopolista delle TLC addirittura non esiste più: “un affarone” si direbbe, ma non certo per il Paese.
Per non parlare della vicenda Rai Way di cui ancora si fatica a capire i razionali industriali e le ricadute per il Paese. Anche questo un altro “affarone”, bisogna solo capire per chi. Ci è parso utile questo breve ripasso delle posizioni sindacali in merito in vista dell’audizione del 10 giugno, perché presentare nuovamente il Piano Immobiliare ammantato da un consenso unanime che non c’è, almeno per quello che ci riguarda, difficilmente potrebbe essere giustificato sulla base di una nuova e semplice dimenticanza.
Roma, 3 giugno 2026
La Segreteria Nazionale
SLC CGIL
Rai, Slc Cgil attacca il Piano Immobiliare: "Nessun consenso, rischi gravi"
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