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L’incontro con l’azienda dello scorso 16 ottobre non ha avuto un esito soddisfacente per i lavoratori della SIAE.
Il “nuovo” accordo sul sistema premiante, presentato con l’ormai consueta formula del “prendere o lasciare”, non solo ha visto sostanzialmente invariato l’impianto procedurale con le criticità applicative che abbiamo nuovamente evidenziato, ma addirittura prevede un appostamento di molto inferiore (2 milioni e 900 mila euro, contro i 3 milioni e 600 mila euro del 2014), il che significherà importi sostanzialmente più bassi e peggio distribuiti. Tutto ciò a fronte dell’ammissione, sollecitata sempre e solo da CGIL, di aver proceduto in questi anni al riconoscimento (segreto) di premi fuori budget e fuori previsione: premi dei quali, nel congratularci con gli interessati, avremmo voluto conoscere e condividere per tempo la ratio ed i criteri di quantificazione e assegnazione, anche in nome della tanto vantata trasparenza.
CGIL non ha dunque sottoscritto l’accordo, come del resto il precedente.
Desta piuttosto sconcerto la passiva accettazione delle restanti organizzazioni sindacali, che -di fronte ad un exploit di bilancio diffuso ai quattro venti ed alla riduzione, per contro, del budget per il giusto riconoscimento ai lavoratori di tale risultato- non hanno trovato nulla da obiettare. Non è stato possibile neanche correggere alcuni refusi, da noi segnalati, nel testo dell’accordo.
I dipendenti incassano così la prima sconfitta della stagione contrattuale.
Potrebbe non essere l’ultima: l’amministrazione ha annunziato una profonda revisione normativa a valere sul prossimo contratto, anche in tema di orario di lavoro, e, se il livello complessivo di capacità critica di parte sindacale resterà quello attuale, tanto vale rassegnarsi fin d’ora ad una gestione del lavoro mai più discussa né partecipata, ma tragicamente subita.
Nel corso dell’incontro l’amministrazione ha poi replicato alle numerose e motivate osservazioni che CGIL aveva formulato in tema di missioni, disciplina, presenza online ed attività centralizzata di front e back office.
SIAE ha dovuto riconoscere ampi profili di criticità, e dunque necessità di intervento, per quanto riguarda la propria presenza sul web (sito istituzionale ed interlocuzione sui social networks). Margini cruciali di miglioramento sono stati riconosciuti anche nell’ambito delle attività di assistenza all’utenza, oggi centralizzate presso l’URP con notevole aggravio di lavoro e confusione a danno dei dipendenti, ed anche sul tema della normativa relativa alle missioni, che presenta evidenti necessità di revisione ed ulteriore pattuizione. In proposito l’amministrazione ha accettato di istituire dei tavoli tecnici, senza peraltro definirne tempistiche e modalità.
Nell'immediato l’amministrazione preferisce continuare a dedicarsi al controllo, attivando nuove procedure informatiche per migliorare l’acquisizione dei giustificativi di spesa relativi alle missioni e predisponendo un ulteriore applicativo che dovrebbe aiutare e rendere più efficace la gestione di permessi, ferie ed orario aggiuntivo, procedura che oggi, a dire dell’azienda, è economicamente onerosissima.
Sul piano disciplinare, SIAE ha respinto le critiche mosse da CGIL e rivendicato un’azione trasparente, educativa e persino “comprensiva”, a fronte delle numerose infrazioni che verrebbero commesse dai dipendenti. CGIL ha replicato auspicando una gestione finalmente meno attenta al dettaglio formale e più centrata sulla sostanza dei notevoli apporti forniti dal personale. CGIL continuerà pertanto a difendere con impegno e competenza gli interessi e le ragioni dei lavoratori, in azienda e nei tribunali.
Senza alcuna pretesa di cogestione, quel che emerge chiaramente è che la parte datoriale non ha alcuna intenzione di condividere le scelte di politica del personale: i fabbisogni, le assunzioni e le uscite, gli esodi ed i nuovi contratti, le promozioni ed i trasferimenti, le aperture e le chiusure degli Uffici, ed in generale il futuro che ha immaginato per la nostra Società. Resta confermato che gli unici interventi che l’azienda vuole e sa fare sono quelli sul costo del lavoro: tutto il resto, infatti -l'agenda digitale, il rinnovamento dei processi, la nuova comunicazione verso l'esterno ed altri costosi “gadget” affidati alle società di consulenza- si è rivelato fallimentare, oppure semplicemente strumentale a giustificare l'ennesima riorganizzazione penalizzante.
Nel frattempo si chiude definitivamente il bar aziendale, un dispetto immotivato ai lavoratori della Direzione Generale, aggravato dalla difficoltà -condivisa col resto dei colleghi sul territorio- della fruizione del buono pasto elettronico. Un problema (sollevato da CGIL) di cui l'azienda ha però dichiarato di non volersi assolutamente far carico, interessata unicamente al maggior risparmio fiscale derivante dalla tessera elettronica ed all’acquisizione di nuovi spazi nell’edificio di Viale della Letteratura.
Il prossimo 27 ottobre si terrà il coordinamento nazionale di SLC-CGIL. Sarà quella la sede per approfondire con tutto il gruppo dirigente la migliore strategia per affrontare le criticità di questa gestione ed i rapporti con le altre organizzazioni sindacali, oggi connotati come minimo da forte imbarazzo e sospetto.
In questo venerdì 16 ottobre abbiamo assistito al prologo di una sceneggiatura già scritta: la possibilità di cambiare il finale è tutta nelle mani dei lavoratori, che determinano i rapporti di forza nei confronti dell’azienda. Com’è giusto e democratico, devono essere loro a legittimare posizioni ormai note al tavolo negoziale e a dare sostegno alla politica sindacale più idonea a tutelare i loro interessi e la dignità del loro lavoro.

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