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Produzione culturale

Lavoro nello Spettacolo, Slc Cgil: "Contratti, relazioni industriali, Welfare e finanziamenti: chi lavora nel cineaudiovisivo e nel live chiede cambiamenti"

Roma, 16 luglio - Duemilatrecento questionari, duemilatrecento storie di lavoratrici e lavoratori del cinema e dello spettacolo che Slc Cgil e Fondazione Di Vittorio hanno analizzato in un'indagine presentata oggi nel corso dell'iniziativa di Slc Cgil "lI lavoro nello Spettacolo, conoscere il presente per costruire il futuro". Condizioni reali di lavoro che reclamano interventi contrattuali e legislativi. Di questo si è parlato oggi. All'incontro, presso la sede della Cgil in Corso d'Italia, sono intervenuti i vertici delle più importanti realtà attive nella produzione culturale italiana: Anica, Agis Ape, Apa, Federvivo, Anfols, Cna, Confartigianato, Anec, Legacoop, Siae. Con loro il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, il segretario generale Slc Cgil Riccardo Saccone, mentre le conclusioni sono state affidate alla segretaria confederale della Cgil Francesca Re David.
Una riunione per molti aspetti inedita, importante per la pluralità delle realtà rappresentate, per l'avvio di un confronto urgente e necessario che Slc ha voluto con l'intenzione di "costruire una visione condivisa tra i due comparti del Cinema e dello Spettacolo dal vivo favorendo il dialogo partendo dal lavoro, variabile indipendente cui far riferimento nella costruzione delle politiche. L'auspicio è che oggi - ha detto Sabina Di Marco, segretaria nazionale di Slc Cgil - segni l'avvio di un percorso verso una nuova contrattazione, nuove relazioni industriali e nuove regole a sostegno dei settori che rappresentiamo".
L'indagine "Scena e Schermo", illustrata da Eliana Como, "ci consegna un mondo del lavoro nello Spettacolo che, pur nelle differenze, si riconosce in bisogni e richieste riconducibili a due macro-interventi: di carattere legislativo e di carattere contrattuale", ha affermato Di Marco nella sua relazione introduttiva.

Da trenta contratti al sistema di filiera con due grandi contratti

"Le lavoratrici e i lavoratori intervistati spesso non conoscono i contratti e spesso i contratti non riescono a essere esigibili e/o rispettati. Non sempre e non dovunque, ovviamente, ma negli anni è avanzata l'idea dell'inutilità di avere contratti collettivi nel settore e, in maniera diffusa e sotterranea, che si può fare come si vuole.
La contrattazione individuale sovrasta in maniera insopportabile la contrattazione collettiva e questo vale per tutti: per il grande interprete e per l'elettricista, senza distinzioni", ha sottolineato Di Marco.
"La mancanza di rinnovi contrattuali per tanti anni ha sicuramente favorito il progressivo svuotamento del valore del contratto nazionale. E poi c'è il contesto in cui operiamo, qualche dato: nel settore cineaudiovisivo i contratti collettivi nazionali sono 24 (sottoscritti da Anica, Apa, Ape, Cna e Confartigianato); sono 6 quelli nello spettacolo dal vivo (sottoscritti con Federvivo e il sistema della Cooperazione). La platea complessiva è di circa 155mila lavoratori, secondo l'Istat; circa 300mila gli ex Enpals.
Per avere un termine di paragone basti pensare che nel terziario e commercio si hanno circa 6-7 milioni di occupati e i contratti collettivi sottoscritti dai sindacati confederali sono 2, arrivano a 5 con la ristorazione, i pubblici esercizi e la distribuzione organizzata".
"Noi abbiamo 30 contratti di cui alcuni con gravissime carenze di applicazione. Slc Cgil propone la costruzione del sistema della filiera per rendere i contratti fruibili dalle imprese ed esigibili dalle lavoratrici e i lavoratori e per permettere al settore di contare di più nella contrattazione e di pesare "politicamente" nella costruzione delle regole. A partire dal sistema di finanziamento. La filiera consente il riordino dei contratti in un sistema, dove i soggetti che operano nel settore vengono riconosciuti con pari dignità nelle differenze. Permette la programmazione di interventi pubblici a sostegno e sviluppo e nei momenti di crisi. Aiuta a progettare.
Slc Cgil propone due grandi contratti: uno del cineaudiovisivo e uno dello spettacolo dal vivo che consentano questa strutturazione", ha continuato Sabina Di Marco.


Welfare, sostegno al reddito, pensione: serve flessibilità, non estemporaneità

"Dall'indagine Scena e Schermo emerge con chiarezza la difficoltà ad accedere a misure di sostegno. Servono regole chiare per l'accesso al welfare, al sostegno al reddito, alla pensione. Negli anni la legislazione si è affastellata rincorrendo periodi storici diversi: il passaggio dell'Enpals nell'Inps, dal retributivo al contributivo, l'introduzione dell'indennità di discontinuità e l'evoluzione delle platee di riferimento hanno prodotto una congerie di norme che va superata. È un fatto acclarato, ad esempio, che a usufruire dell’indennità di discontinuità sia una parte estremamente residuale della platea. Si tratta di una misura che tutto il settore ha fortemente voluto, ma continua a non rispondere, nei parametri, alla specificità dei settori a cui dovrebbe essere applicata.
Per questo - continua Sabina Di Marco - è necessario e urgente riunire, in maniera costante e strutturata, il Ministero della Cultura, il Ministero del Lavoro, l'Inps e i sindacati in un tavolo tematico/tecnico permanente. Va garantita a questo settore la flessibilità di cui necessita senza ridursi all'estemporaneità o nei casi più gravi all'arbitrio o all'assenza di regole."


Il sistema di finanziamento e l'equità che manca

"Il sistema di finanziamento del settore non rispetta i principi di equità tra le diverse arti. Questo crea un problema nel rinnovo dei contratti, ad esempio in quello delle Fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri  e scritturati.
Slc Cgil ritiene necessario che il sistema del finanziamento dello Spettacolo debba assicurare risorse anche alla promozione della sperimentalità dei linguaggi, all'accesso dei giovani, promuova differenze e pluralismi, faccia crescere i piccoli.
Il tax credit aiuta a sostenere le imprese e come Slc Cgil lo abbiamo sostenuto, ma abbiamo anche visto gli abusi e tentato di contrastarli. Emerge la necessità di regolare un sistema che si è mostrato sbilanciato che non dà certezza, e che si fonda su scelte che spesso non aiutano lo sviluppo. Il ruolo dei Governi nel settore della produzione di cultura - ha poi concluso Di Marco - dovrebbe essere sostanzialmente regolatore e non portatore di contenuti e di visioni del mondo".


Eliana Como, sindacalista, ricercatrice della Fondazione di Vittorio


"La creatività è il tratto comune di questo mondo del lavoro. Ma anche la fatica. È meno evidente, perché, a prescindere dalla professione, anche quelle più visibili al pubblico, la fatica è nascosta, prima o dopo gli applausi, dietro le telecamere o dietro le quinte, comunque lontana dalla ribalta e dalle pagine patinate dei programmi - afferma Eliana Como, sindacalista e ricercatrice della Fondazione di Vittorio ha curato l'indagine "Scena e Schermo. Il lavoro nel Cinema e nel Live promossa con Slc Cgil, presentata oggi a Roma nel corso dell'iniziativa "Il lavoro nello spettacolo, conoscere il presente per costruire il futuro".
"Qualunque sia il ruolo - interpretativo, autoriale o tecnico, di produzione o post produzione - quella fatica è comunque sulle spalle di chi lavora, mentre invece dovrebbe finalmente trovare risposte collettive e pubbliche continua Como -. In gioco non c’è soltanto la condizione di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, ma la qualità e il valore dello Spettacolo in quanto tale, come strumento democratico di partecipazione, crescita e identità. Un valore che non si deve dare per scontato che sia sempre e comunque garantito dalla professionalità e dalla passione per il proprio lavoro di persone che, in cambio della creatività, sono abbandonate alla loro fatica".

Materiali resi disponibili dal 27 luglio: Scarica i dati della ricerca.

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