Dopo diversi rinvii, è arrivata la sentenza del tribunale di Milano che ha certificato lo stato di insolvenza di Tsd (ex Sittel). Il resto di questa drammatica vicenda, lo si ritrova scritto nelle sei pagine della sentenza, dove il commissario giudiziale dovrà occuparsi degli adempimenti previsti in questi casi, cioè effettuare una analisi sulla possibilità di concrete prospettive di recupero dell’equilibrio economico delle attività imprenditoriali, possibilità altamente remota, da come si legge nei passaggi successivi del dispositivo ma che va verificata proprio per la gestione della amministrazione straordinaria che prevede lo stato di insolvenza ed la verifica sul possibile recupero.
Dall’inizio di questa vertenza, abbiamo segnalato con tutti gli strumenti a disposizione, quanto fosse preoccupante il piano inclinato sul quale stava scivolando Tsd, un progetto fallimentare che ha illuso potesse avere un minimo di sostenibilità con l’affitto da parte di TIM dell’azienda tutta, illusione scioltasi però come neve al sole quando quest’ultima se n’è liberata, in un batter di ciglia, cedendola al Gruppo Nextaly, che a sua volta l’ha ceduta, dopo averla caricata di altre centinaia di lavoratori provenienti dalla cessione di ramo di Comnet, al Gruppo Telnet. Gruppo che però già a suo tempo risultava non in grado di adempiere al mandato che la nascente Tsd avrebbe dovuto assolvere. Furono infatti tante le domande che ponemmo allora, per le quali non trovammo che poche risposte, dal contenuto molto vago.
Il resto è storia, una storia che illustra un declino voluto sin dall’inizio, fatto di un progressivo impoverimento dell’azienda, la quale ha visto una crescente riduzione della capacità di spesa per far fronte agli impegni previsti nei confronti della committenza, a partire da Fibercop.
In un settore dove il lavoro non manca, e dove semmai oggi mancano le professionalità necessarie per far fronte alla richiesta del Paese di dotarsi di una infrastruttura di una rete in fibra, Tsd è andata in totale e quasi solitaria controtendenza, arrivando a dichiarare uno stato di crisi tale da attivare la richiesta di ammortizzatori sociali verso la fine del 2024.
In tutto questo, l’azienda, non ha mai smesso di promettere sicuri rilanci “fantastici” del giorno dopo, una volta per voce dell’amministratore delegato, poi per voce del proprietario, e degli studi legali di turno che si sono avvicendati nel tempo, negli incontri, tanti, che si sono tenuti al tavolo del Mimit (5 solo tra gennaio e maggio 2025, praticamente uno al mese), segno di una forte attenzione da parte delle organizzazioni sindacali nel sollecitare i tavoli ministeriali e le Telco coinvolte.
Oggi ci rivolgiamo infatti al Mimit ed a Fibercop, a loro rilanciamo il nuovo appello, perché si facciano parte concretamente attiva nella tutela dei lavoratori rimasti (circa 200 lavoratori in un organico che ne contava poco più di un anno fa 750), in primis per la prosecuzione della cigs nel caso, probabile, fosse necessaria anche nel 2026. Chiaramente una soluzione tampone. Nel frattempo si dovrebbe però costruire, acclarata ormai l’impossibilità che l’azienda possa risollevarsi, una strada che ricollochi professionalmente i lavoratori, ed oggi la naturale candidata, forse l’unica, in grado di poter realizzare soluzioni a tutela dell’occupazione è Fibercop.
Non è il momento di concentrarsi su eventuali responsabilità legali relativamente al percorso aziendale seguito nel tempo con i vari e discutibili passaggi societari susseguitisi. Queste responsabilità verranno verificate in altre sedi. Oggi la priorità è restituire una prospettiva lavorativa alle persone in cassa integrazione.
Roma, 19 dicembre 2025
Le Segreterie Nazionali
SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL